I pericoli della rete: l’autodiagnosi al tempo di google

Quando ho cominciato ad esercitare la professione medica, oltre trenta anni fa ormai, l’unico modo per capire se un particolare sintomo era il segno di una patologia passeggera o di una più grave era recarsi dal proprio medico di famiglia, dal cardiologo, dal ginecologo, dal neurologo e via dicendo, a seconda del sintomo e dell’area di competenza dello specialista.

Oggi, però, le persone dispongono di un medico personale che è in grado di diagnosticare ogni tipo di patologia in un lasso di tempo misurabile nell’ordine dei decimi, o dei centesimi, di secondo: il dottor Google.

Il dottor Google è operativo 24 ore su 24, disponibile in ogni luogo e con ogni tempo.

Non dorme mai, non va mai in vacanza, non sciopera, non si sposa, non ha famiglia, non è mai depresso o felice, non si ammala, non si fa mai sostituire e puoi parlare con lui in ogni momento del giorno o della notte, e con qualsiasi dispositivo di comunicazione (o “device”, se vogliamo usare un inglesismo) oggi disponibile.

Basta digitare una parola chiave sul proprio telefonino et voilà, il dottor Google è pronto a fornire una diagnosi.

Il dottor Google è ritenuto estremamente credibile, forse più del medico che ti ha seguito per anni e che ti conosce meglio di te stesso, ormai; oserei dire che ha un’autorevolezza che nessun luminare della medicina ha mai avuto!

Ho perso il conto delle volte in cui, in tempi recenti, ho ricevuto una paziente, ho ascoltato la descrizione dei suoi sintomi, le ho fornito una diagnosi basata sulla conoscenza e sull’esperienza e mi sono sentito rispondere “Ma Google dice…” oppure “Su Google ho trovato che…”

Oggi non ci si rivolge più al proprio medico per una diagnosi, ci si rivolge a lui per un secondo parere, per avere la conferma della diagnosi del dottor Google!

Ma quanto è accurato il dottor Google? Quanto ne sa, dove ha studiato, in cosa si è specializzato, perché è ritenuto così affidabile?

Queste sono ovviamente domande retoriche, perché il dottor Google non ha mai aperto un libro di medicina, non ha mai frequentato l’università e non si è mai laureato, né specializzato: il dottor Google è stato programmato a collegare una lista di risposte ad una domanda generica da parte dell’utente.

 

E’ accurato, certo, e se la domanda è posta bene l’attinenza delle risposte è elevatissima e, di conseguenza, lo è la soddisfazione dell’utente, che trova le informazioni desiderate (nel nostro caso una diagnosi relativa ad un sintomo) facilmente ed in tempi brevissimi.

Il problema è che le diagnosi fornite dal dottor Google SEMBRANO giuste, corrette, attinenti alla richiesta fatta dall’utente, ma in realtà non lo sono.

Anzi, a mio parere sono un pericolo estremamente concreto per la salute delle persone, perché hanno due possibili conseguenze:

  1. L’autorevolezza di Google come motore di ricerca fa sì che le persone ripongano estrema fiducia nei risultati ottenuti per le loro domande. Se una persona interroga il motore di ricerca per un mal di testa, Google restituisce una moltitudine infinita di risultati che spaziano da una banale frescata che causa un dolore cervicale al glioblastoma al cervello, una forma tumorale incurabile. Esplorando i vari link proposti dal dottor Google, l’utente costruisce una diagnosi tutta sua basata sulla corrispondenza dei sintomi alla patologia descritta sul sito e si autoconvince o di non avere niente (frescata, cervicale), o di essere spacciato (glioblastoma). Allora comincia un percorso che può essere sia di sottovalutazione (il sintomo è ritenuto una cosa da poco ma, invece, è in realtà collegato ad una patologia più grave di quella reperita sul web), sia di sopravvalutazione (il sintomo è collegato ad una patologia passeggera ed invece viene ritenuto la spia di una malattia terminale).
  2. Il percorso di sottovalutazione può avere esiti disastrosi. Ignorare o sottovalutare un determinato sintomo solo perché su Google lo si è visto associato ad una patologia lieve, può portare a scoprire troppo tardi la vera causa del malessere e quindi a ritardare una terapia appropriata o, peggio, può causare danni irreparabili alla salute non escluso l’evento morte. Il percorso di sopravvalutazione, invece, genera inutili ansie, depressione e malessere psicosomatico che, finché un medico non opera una diagnosi corretta, possono arrivare a compromettere la qualità della vita di una persona per un periodo di tempo più o meno lungo.

Quindi, qualsiasi sia il sintomo avvertito, è buona regola farsi visitare innanzitutto dal proprio medico di base per una prima diagnosi e poi, sulle risultanze di questa, se ritenuto necessario, da uno specialista.

Secondo, non bisogna né sottovalutare, né drammatizzare una determinata sintomatologia e, soprattutto, non ci si deve mai affidare al dottor Google per una diagnosi.